Come condividere una password in sicurezza
Mandare una password al collega via email o al cliente via WhatsApp sembra comodo. In realtà è uno dei modi più comuni per far trapelare credenziali: il canale è "visto" molto più di quanto si pensi.
Perché l'email non va bene
Un'email in chiaro passa attraverso almeno 4 server (mittente, provider, destinatario, destinatario interno), si archivia in almeno 3 cassette postali (inviati, in arrivo, backup), e resta leggibile per anni. Chi ha accesso al tuo account email (phishing, dispositivo smarrito, dipendente infedele del provider) vede tutte le password che hai condiviso in tutta la tua vita professionale.
Anche con TLS fra server (crittografia in transito), il contenuto è in chiaro agli estremi. Nessun fornitore di posta "normale" cifra end-to-end i messaggi — e nemmeno dovrebbe pretendersi che lo faccia, non è lo scopo del mezzo.
Perché WhatsApp/Signal/Telegram non sono la risposta giusta
Signal e WhatsApp cifrano end-to-end i messaggi, Telegram no (fa cifratura server-to-server; solo le "chat segrete" sono E2E, e nessuno le usa).
Anche su Signal/WhatsApp, la password resta nel log della chat del destinatario fino a quando quello non la cancella. Se gli rubano il telefono fra sei mesi, la password è lì. Non c'è autodistruzione automatica di default. Signal supporta i messaggi effimeri ma vanno attivati per ogni singola conversazione.
Inoltre: la password finisce nei backup del telefono (iCloud, Google Drive), che non sempre sono cifrati end-to-end.
La soluzione: link cifrato end-to-end autodistruggente
Il meccanismo giusto:
- Nel browser di chi condivide, il testo viene cifrato con una chiave random (AES-256-GCM è lo standard).
- Al server arriva solo il testo cifrato: il server non ha la chiave, non può leggerlo.
- La chiave resta nel link, nella parte dopo
# — che per convenzione del web non viene mai trasmessa al server. - Chi riceve il link lo apre: la pagina scarica il blob cifrato dal server, prende la chiave dall'URL, decifra in locale.
- Dopo la prima apertura (o dopo un tempo massimo che tu scegli), il blob sul server si distrugge.
Il risultato: anche se qualcuno intercetta la mail con il link e lo apre dopo di te, trova "contenuto scaduto". Anche se il server fosse bucato un domani, i blob vecchi sono già cancellati, e quelli presenti sono cifrati con chiavi che il server non ha.
Come lo facciamo noi
Il nostro servizio di condivisione segreti implementa esattamente questo. Caratteristiche:
- AES-256-GCM cifrato nel browser, prima dell'invio.
- Chiave nel fragment dell'URL (
#...): mai inviata al server. - Autodistruzione dopo la prima lettura confermata, o scadenza di tempo (massimo 72 ore).
- Supporto file: non solo testo, anche documenti fino a 25 MB con lo stesso meccanismo.
- Niente account: nessuna registrazione per usarlo.
- Niente log del contenuto: il server vede solo byte opachi.
La procedura corretta passo passo
- Genera la password con il generatore o prendila dal tuo password manager.
- Vai su condividi segreti, incolla la password nella casella.
- Scegli scadenza (es. 24 ore) e numero di aperture consentite (di default: 1).
- Crea il link e invialo al destinatario per il canale che preferisci.
- Manda la password del link (se ne hai messa una in più) attraverso un canale DIVERSO. Esempio: link via email + password aggiuntiva via SMS. Separazione dei canali.
- Appena il destinatario conferma di averla ricevuta, il link si è già autodistrutto. Niente da pulire.
- Dopo che la password è stata condivisa: ricorda che una password condivisa è una password "nota a più di una persona". Appena il motivo della condivisione finisce (il collega ha configurato il server, il cliente ha accesso al portale), ruotala.
Cosa NON fare mai
- Scrivere la password in chiaro in un'email, anche con oggetto innocuo.
- Mettere la password nel titolo o nel nome di un file condiviso.
- Mandare la password e lo username nella stessa chat/email: anche se li vede solo il destinatario, basta un suo dispositivo compromesso.
- Usare servizi di "paste" generici (Pastebin, Hastebin): sono pubblici o indicizzabili, non pensati per segreti.
- Riusare la stessa password per più persone/clienti. Ognuno la propria.
- Scrivere la password in un ticket di supporto, chat del CRM, Slack: tutto quello è loggato per sempre.
Guide correlate
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